SANITA': Ticket attivo in 16 regioni su 20
Sono rimaste in quattro. A non aver introdotto il superticket di 10 euro sulle ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale - inserito nella Manovra economica di luglio - sono solo quattro Regioni: la Sardegna, la Valle d'Aosta, la Provincia autonoma di Trento e quella di Bolzano. Si restringe sempre di più, quindi, il fronte delle Regioni che tiene duro contro l'applicazione di un balzello che non piace a nessuno e ha suscitato tante polemiche. A scatenarle sono state soprattutto le Regioni, unanimamente contrarie all'applicazione del superticket, ritenuto "un danno sia per i cittadini, sia per il Servizio sanitario nazionale". Tanto che domani, nel corso della Conferenza delle Regioni, convocata in via straordinaria per fare il punto sulla Manovra, i governatori torneranno a chiederne la cancellazione. Molti presidenti di Regione - ma anche la maggior parte degli addetti ai lavori - sono infatti convinti che l'introduzione del ticket finisca con lo spingere i pazienti verso la sanità privata, a danno delle casse del Ssn. Se la bocciatura è stata unanime non si può dire altrettanto per quanto riguarda le soluzioni che gli enti locali hanno adottato a riguardo. C'è chi - la maggior parte delle Regioni - ha applicato il superticket tenendo fede alla legge nazionale e introducendo quindi i 10 euro in più a ricetta, anche perché alle prese con i conti in rosso. Altre invece, soprattutto quelle più virtuose e con i bilanci in ordine, hanno invece perseguito altre strade, modulando l'applicazione del ticket a seconda del reddito o del costo della prestazione. Il dato certo è però che, una volta saltata la possibilità di scongiurarne l'introduzione attraverso l'aumento delle accise sul tabacco - ipotesi ventilata all'inizio di agosto - le Regioni si sono dovute 'piegare': 17 su 21 sono state 'costrette' ad applicare il balzello. Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise e Calabria hanno introdotto il ticket di 10 euro a ricetta, così come previsto dalla legge nazionale. In Sicilia, dove già c'era un balzello aggiuntivo di 2 euro a ricetta, ne hanno aggiunti altri 8 per arrivare a 10. Altre Regioni hanno invece rimodulato l'applicazione del ticket - che è bene ricordarlo va ad aggiungersi agli altri ticket già in vigore in ogni Regione - in base a parametri propri. La prima a seguire una propria strada è stata la Lombardia, che ha messo a punto una spalmatura diversa e graduale del prelievo: viene infatti chiesto di pagare non 10 euro fissi in più per ogni tipo di prestazione, come indicato dalla legge nazionale, ma una cifra variabile proporzionata al valore della prestazione stessa. Anche in Piemonte, dal 5 agosto scorso, i nuovi ticket sulla specialistica ambulatoriale sono modulati sulla base delle ricette e della tipologia degli esami: invece della quota fissa di 10 euro vengono applicate tariffe variabili che si sommano a quelle già in vigore. Ad esempio, su un esame per il quale si pagava tra i 10 e 15 euro vengono ora aggiunti 3 euro, su uno tra 25 e 30 euro se ne aggiungono 7,50. Alcune Regioni (Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche) hanno invece deciso di rimodulare il ticket in base al reddito, salvaguardando le attuale esenzioni. Ad esempio, in Veneto si è deciso di applicare un ticket di 5 euro a ricetta per chi ha un reddito sotto i 29 mila euro e uno da 10 euro per chi supera quel tetto. In Toscana fino a 36 mila euro di reddito non si applica nessun balzello; 5 euro da 36 a 70 mila; 10 euro da 70 a 100 mila; 15 euro oltre 100 mila. A tenere compatto il fronte del 'no' al superticket sono quindi la Provincia autonoma di Bolzano, quella di Trento, la Valle d'Aosta e la Sardegna. Non a caso si tratta di Regioni che godono di una particolare autonomia. In Sardegna, però - anticipano fonti dell'assessorato alla Salute - si sta pensando all'introduzione di un balzello di 1 euro a ricetta. "Questo perché - spiegano dall'assessorato - con i 46 euro previsti per il ticket sulle prestazioni specialistiche in Sardegna ci siamo già assestati sui valori massimi". L'introduzione del ticket sulla specialistica ha però fatto salire al massimo la tensione tra il Governo e le Regioni. A scaldare gli animi è stato soprattutto il decreto varato il 27 luglio scorso dal ministero della Salute, di concerto la Ragioneria generale dello Stato, che definisce gli importi che ciascuna Regione deve ottenere attraverso l'applicazione dei ticket sulla specialistica. La protesta delle Regioni si fonda sul fatto che il decreto si basa su un calcolo diverso dal riparto del Fondo sanitario per il 2011 per stabilire la quota di copertura necessaria a garantire gli 834 milioni annui del ticket. Secondo i governatori, con questo decreto alcune Regioni (soprattutto Piemonte, Veneto, Emilia Romagna) finiscono per essere penalizzate. Altre (Campania, Calabria, Sicilia, Umbria) ne escono avvantaggiate. Le reazioni non si sono fatte attendere e c'è chi alle dichiarazioni di malcontento ha fatto seguire i fatti: il Friuli Venezia Giulia ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale. "Non accettiamo - ha detto il presidente Renzo Tondo - che il Governo nazionale decida sulla nostra sanità". Anche il Veneto, pur applicando il balzello, ha annunciato il ricorso sia al Tar che alla Consulta. D'altronde il governatore Luca Zaia si era sempre dichiarato contrario all'introduzione del ticket, ritenuta "una tassa ingiusta e iniqua, impostaci in maniera irrituale e sgradevole".
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