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Medicine non Convenzionali

MEDICINA OMEOPATICA

 

1 Definizione, Fondamenti e Storia.

La medicina omeopatica è un metodo diagnostico, clinico e terapeutico basato sulla legge dei simili  formulato del dott. Samuel Hahnemann all’inizio del secolo XIX che ha una sua propria e ben definita struttura concettuale ed epistemologica. Essa è fondata essenzialmente sul “principio di similitudine”, che sancisce il parallelismo d’azione tra l’effetto tossicologico di una sostanza e la sua azione terapeutica.

 Le prime osservazioni sul principio di similitudine risalgono ad Ippocrate, circa 400 anni prima di Cristo. Nel 1796 vede la luce il “Saggio su un nuovo principio per scoprire le virtù curative delle sostanze medicinali”, del medico tedesco Samuel Hahnemann che  può essere considerato  il padre dell’Omeopatia.

 Il suo lavoro sperimentale e accurato portò alla sistematizzazione del principio di similitudine in una vera e propria metodologia clinica e terapeutica. Egli definì il principio di similitudine come una “legge biologica” basata sul confronto di due diversi fenomeni: il quadro morboso presentato dal paziente e l’insieme di sintomi evocati nell’uomo sano dalla somministrazione, a dosi infinitesimali, di una sostanza (rimedio) tratta dal regno minerale, vegetale, animale e di sintesi, preparato attraverso un codificato procedimento di successive diluizioni e succussioni (potentizzazione o dinamizzazione). Ogni rimedio omeopatico è stato singolarmente sperimentato a dosi assolutamente non tossiche e imponderabili sull’uomo sano (sperimentazione omeopatica) per evidenziarne i sintomi patogenetici, cioè gli effetti, che vengono poi descritti nella cosiddetta “Materia Medica”.

Nella sua storia, che dura ormai da due secoli, l’Omeopatia ha conosciuto diversi sviluppi, corrispondenti grosso modo ad una prima fase pionieristica, seguita da una fase di espansione e quindi da un declino, a cavallo tra ‘800 e ‘900, dal quale si sta risollevando da circa un quarto di secolo. Oggigiorno l’omeopatia ha raggiunto un notevole sviluppo ed è riconosciuta ufficialmente in diversi paesi del mondo; la sua integrazione in Farmacopea è avvenuta in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Brasile, in India ed in altri paesi.

2 Indicazioni cliniche

La Medicina Omeopatica ha come ideale terapeutico la restituzione della piena salute al malato in modo rapido, dolce e permanente, pertanto non ricerca esclusivamente la soppressione dei sintomi locali ma è volta al miglioramento dello stato generale dell’individuo.

La terapia Omeopatica presenta differenze profonde con la terapia farmacologia classica, non avendo i rimedi effetti antimicrobici o antagonizzanti, né azione sostitutiva ma possedendo un’azione stimolante specifica sull’organismo: il medicinale omeopatico farà reagire gli organismi che gli corrispondono in base al principio di similitudine, si può quindi ipotizzare che siano coinvolti fenomeni qualitativi che agiscono indipendentemente dalla nozione di quantità. L’Omeopatia stimola il meccanismo di autoregolazione, di omeostasi, e quindi in linea di massimatutte le malattie possono trarre giovamento dalla cura omeopatica. Le possibilità terapeutiche dipendono dalla corretta scelta del rimedio e dalle capacità di ripresa dell’organismo (“energia vitale”). Al contrario di quanto si crede, l’omeopatia agisce rapidamente ed efficacemente sulle malattie acute, ma dove esprime la sua notevole potenzialità è nelle malattie croniche, laddove le cure convenzionali hanno fallito, non esistono o sono rimaste statiche, laddove sono controindicate o non tollerate.

Nella pratica clinica omeopatica, il medico dopo aver formulato la diagnosi del malato (ovvero il quadro dei sintomi patologici caratteristici per ogni singolo caso) contestualmente alla o alle diagnosi nosologiche tradizionali, somministra il rimedio i cui sintomi sperimentali siano più simili ai sintomi peculiari con i quali il malato esprime la sua malattia: la terapia è quindi personalizzata ed individualizzata (individualità del malato e del medicinale).

Ricordiamo che la diagnosi nosologica è sempre assolutamente necessaria per stabilire i limiti d’intervento della terapia omeopatica: talune malattie lesionali gravi non sono curabili solo con l’omeopatia e necessitano di altre terapie adeguate, tuttavia, negli stadi incurabili di una malattia, la cura omeopatica può dare ampio sollievo al paziente.

3  Evidenze scientifiche

Se si confrontano i modelli sperimentali convenzionali con la metodologia clinico-terapeutica omeopatica, si può facilmente verificare che i protocolli classici mal si adattano alla sperimentazione in Omeopatia. Il problema da risolvere resta la realizzazione di protocolli sperimentali scientificamente adeguati che non snaturino il “procedimento omeopatico”.

In questi ultimi anni sono state percorse diverse vie di ricerca che si sono indirizzate e differenziate in due settori ben distinti:

la ricerca fondamentale: dimostrazione dell’attività e della struttura delle   diluizioni hahnemanniane finalizzata allo studio di: azione biologica delle soluzioni ad estrema diluizione, struttura chimico fisica delle diluizioni, meccanismo d’azione delle diluizioni

la sperimentazione clinica: dimostrazione dell’efficacia terapeutica dei rimedi omeopatici, prescritti secondo il principio di similitudine.

Attualmente nella banca dati  PubMed della National Library of Medicine sono presenti circa 1900  lavori riferiti a trial clinici o a ricerche sperimentali, temi generali sulla scientificità o sulla applicabilità della terapia omeopatica. I lavori più significativi sono, al momento,  3 meta-analisi (Kleijnen, Knipschild e Riet 1991- British Medical Journal,  J.P.Boissel 1996- studio del Parlamento Europeo , K. Linde 1997-  The Lancet) . Particolarmente interessante il lavoro  sul British Medical Journal, dove tre esperti di ricerche cliniche dell’Università di Limburg in Olanda hanno analizzato 107 lavori clinici omeopatici dal 1966 al 1990, dimostrando un’alta percentuale (65%) di  risultati favorevoli all’azione terapeutica dei rimedi omeopatici nel gruppo di sperimentazioni cliniche che per l’alto score realizzato (superiore a 55 punti) davano un’adeguata garanzia di scientificità nello svolgimento del protocollo.

4  Aspetti economici

Il costo del rimedio omeopatico (a totale carico del paziente) è piuttosto contenuto ( prezzo medio € 3.50), sebbene in Italia i farmaci costino di più rispetto ad altre nazioni europee, in alcune delle quali i rimedi sono rimborsati dal servizio sanitario nazionale.

I vantaggi non si limitano alla spesa del farmaco ma a tutte le conseguenze degli effetti della terapia stessa.

Il fatto che l’omeopatia sia in grado di  curare le malattie croniche può portare a risparmi sostanziali: infatti può essere sostanzialmente ridotta

·        la dipendenza dalla continua assistenza medica

·        l’evoluzione progressiva della malattia

·        l’incidenza di nuovi episodi di malattia.

5  Integrazione con la medicina ufficiale

L’attuale diffondersi dell’Omeopatia coincide con l’esaurirsi della “parabola microbiologica”, che con l’introduzione dell’antibioticoterapia e l’uso delle vaccinazioni di massa ha costituito una pietra miliare della storia della medicina ma che ora sta cedendo il passo a discipline che considerano l’organismo nel suo insieme, come la PNEI  o psico-neuro-endocrino-immunologia. Questa prospettiva è in accordo con l’emergere in ambito filosofico-scientifico del paradigma sistemico, che analizza i fenomeni dal punto di vista della loro rete relazionale, piuttosto che come risultato del gioco deterministico di cause e di effetti del paradigma meccanicistico newtoniano-cartesiano. Proprio dalla fisica, non a caso, provengono alcune suggestioni per tentare l’interpretazione degli enigmi dell’Omeopatia, mentre la chimica continua a scontrarsi, comprensibilmente, con il problema della quantità di sostanza.

Non di poco conto, infine, il mutato atteggiamento della comunità scientifica omeopatica, che sta portando ad un’uniformità di linguaggio e di metodo e che vede l’Omeopatia capace di dare il suo contributo accanto ad altre forme terapeutiche.

6  Percorsi di formazione

L’esercizio dell’omeopatia costituisce un atto medico. In Italia la formazione del medico in omeopatia è attualmente in attesa di una norma legislativa e quindi molto variabile a discrezione delle diverse scuole. La Federazione Italiana delle Associazioni dei Medici Omeopatici (F.I.A.M.O.),  ha riunito in un Dipartimento di Formazione tutte le più  serie scuole italiane di omeopatia che non hanno legami con case farmaceutiche e che svolgono un programma comune in accordo con le indicazioni del EUROPEAN COMMITTEE for HOMEOPATHY.  Recentemente anche alcune facoltà universitarie di medicina e chirurgia svolgono corsi di omeopatia. Normalmente la durata dei corsi è di 3 o 4 anni, con lezioni comprendenti teoria, pratica clinica, seminari, supervisioni. Alcune scuole offrono inoltre corsi di “aggiornamento continuo” per i propri diplomati.

 

AGOPUNTURA

 

1 Definizione, fondamenti e cenni storici

Definizione: L’agopuntura consiste nell’infissione di aghi in particolari siti corporei (agopunti) a scopo terapeutico. L’infissione dell’ago non interessa solamente il piano cutaneo e sottocutaneo: in molti casi attraversa uno o più muscoli e si arresta in prossimità di tronchi vasculo-nervosi. L’agopunto, oltre che con l’infissione dell’ago, può essere stimolato termicamente con sigari di artemisia (moxibustione), oppure applicando all’ago una stimolazione elettrica (elettroagopuntura).

Fondamenti e cenni storici: le origini dell’agopuntura sono assai remote: fonti storiche accreditate ritengono che nella Cina antica già 3.000/4.000 anni fa si infiggessero rudimentali aghi ricavati da ossa o selci acuminate in particolari siti corporei a fini terapeutici. Il testo di Agopuntura più antico che ci è pervenuto è il Neijing Suwen (Canone di Medicina Interna dell’Imperatore Huang Di), che risale al II sec. A.C..

Si ritiene che la scoperta dei punti di Agopuntura sia stata casualmente, dal riscontro che traumi accidentali o l’automassaggio in particolari punti dolenti spontaneamente o alla pressione erano in grado di alleviare o risolvere determinati disturbi resistenti ad altri tipi di cure.

L’agopuntura nasce quindi quale metodica terapeutica della Medicina Tradizionale Cinese e non come disciplina a sé stante; la semeiotica e l’iter diagnostico-terapeutico agopunturali derivano pertanto dalla Medicina Cinese, disciplina olistica che si prefigge il mantenimento della salute ed il ripristino della stessa attraverso il riequilibrio ed il sostegno delle varie funzioni organiche, anziché tramite la rimozione della noxa patogena o la somministrazione diretta delle sostanze carenti.

2 Indicazioni cliniche e limiti

Una ricca letteratura scientifica (oltre 8.000 titoli) è consultabile nella base base di dati Medline: la maggior parte dei lavori realizzati negli ultimi anni è conforme ai parametri EBM e dimostra in modo inequivocabile l’evidenza dei risultati terapeutici dell’Agopuntura nei confronti di numerose patologie, sia di tipo internistico, che muscolo-scheletrico.

Anche i NIH (National Institutes of Health) di Bethesda nel 1997 hanno riconosciuto la sicura efficacia dell’agopuntura nei confronti di alcune patologie (tra cui ricordiamo la nausea gravidica ed il dolore post-operatorio) e la sua possibile azione nei confronti di alcune altre (tra cui asma, paralisi post-ictus, cefalea, dismenorrea, gomito del tennista, lombalgia, ecc.), concludendo che in questi ultimi casi l’agopuntura può rappresentare “una terapia adiuvante, un’alternativa accettabile o essere parte di un programma terapeutico articolato”.

In conclusione, le attuali ricerche scientifiche stanno convalidando i dati provenienti da millenni di esperienza clinica, che hanno visto l’impiego dell’agopuntura, quale unica terapia o in associazione ad altre metodiche, nella cura di un gran numero di affezioni acute e croniche, somatiche, viscerali e psichiche, tra cui ricordiamo le seguenti, suddivise secondo le varie specialità:

Ortopedia, Fisiatria: patologie dolorose su base artrosica, discopatie ed ernie discali, cervico-brachialgie, lombosciatalgia, spondilolistesi, crolli dei corpi vertebrali, artrosi temporo-mandibolare, periartrite scapolo-omerale, epicondilite, rizartrosi del pollice, artralgie della mano, periartrite dell’anca, coxartrosi, gonartrosi, tendinopatie e distrazioni muscolari, talalgie, metatarsalgie.

Ginecologia: irregolarità del ciclo, amenorrea, dismenorrea, sindrome premestruale, sindrome climaterica, infertilità, leucorrea, infezioni genito-urinarie recidivanti.

Ostetricia: iperemesi gravidica, presentazione podalica, induzione del parto, analgesia e potenziamento della dinamica uterina nel corso del parto.

Neurologia: cefalea vascolare e tensiva, nevralgia del trigemino, paralisi facciale “a frigore”, emiplegia (sequele di ictus e post-traumatica).

Gastroenterologia: gastrite, ulcera gastroduodenale, spasmo esofageo, ernia hiatale, nausea e vomito, dispepsia, stipsi, colon irritabile, emorroidi.

Affezioni cardiocircolatorie: nevrosi cardiaca, palpitazioni, aritmia, esiti di infarto miocardio.

Urologia: vescica instabile, cistite interstiziale, disuria, enuresi notturna, coliche renali.

Pneumologia: asma, bronchite cronica, BPCO.

Otorinolaringoiatria: sinusite, rinite vasomotoria, faringite cronica, disfonia, ipoacusia, acufeni, catarro tubarico, vertigini.

Allergologia: oculorinite e asma allergica, orticaria, rash cutanei.

Psichiatria: sindrome bipolare, depressione, insonnia, ciclotimia, attacchi di panico.

 

limiti terapeutici dell’Agopuntura coincidono con quelli dell’organismo del malato: quando è possibile, attraverso meccanismi nervosi e bioumorali, una restitutio ad integrum, almeno parziale, delle funzioni fisiologiche interessate dalla malattia, la guarigione può essere totale o parziale; in caso di danno irrimediabile di tipo organico e di perdita di capacità funzionale di un tessuto od organo, invece, l’Agopuntura è priva di efficacia e quindi controindicata.

I dati sopra esposti sono ampiamente documentati nel testo “Agopuntura: evidenze cliniche e sperimentali, aspetti legislativi e diffusione in Italia (autori: Allais G, Giovanardi CM, Pulcri R, Quirico PE, Romoli M, Sotte L), pubblicato nel 2000 dalla CEA, a cura della FISA, Federazione Italiana delle Società di Agopuntura.

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’unica controindicazione dell’agopuntura consiste nell’evitare aree cutanee affette da lesioni o infezioni, allo scopo di non aggravare la patologia tissutale locale.

Non sono segnalati effetti collaterali particolari, a parte l’eventuale comparsa di piccoli ematomi nella sede di infissione dell’ago o la possibilità di lipotimia nel corso del trattamento di agopuntura, causata solitamente da labilità emotiva del soggetto e conseguente ipotensione ortostatica; questo incidente è evitabile effettuando sempre i trattamenti in decubito.

Segnaliamo invece il rischio di ledere organi interni e tronchi vasculo-nervosi se l’infisssione profonda dell’ago viene eseguita senza le indispensabili cognizioni anatomiche: per questo motivo è essenziale la manu medica

4 Evidenze scientifiche e meccanismi d’azione

Una ricca ricerca, svolta non solamente in Cina, ma anche in Occidente, ha documentato esaurientemente i principali effetti e meccanismi d’azione dell’Agopuntura, a partire dai recettori periferici al SNC, seguendo le vie nervose che conducono lo stimolo provocato dall’agopuntura, dalla stimolazione termica e dall’elettroagopuntura. Mentre non esiste una specificità per quanto riguarda i recettori, si è riscontrato che le fibre nervose maggiormente interessate dall’agopuntura manuale e dalla moxibustione sono le Aδ e C, mentre l’elettroanalgesia agopunturale si avvale unicamente della stimolazione delle A-δ. Le vie percorse a livello midollare sono i fasci neo- e paleospinotalamici, mentre i nuclei di encefalici e le aree corticali sono estesamente interessate, a partire da talamo ed ipotalamo. La sperimentazione scientifica ha dimostrato che gli effetti dell’agopuntura possono coinvolgere tanto semplici riflessi nervosi segmentari, quanto complessi circuiti mesencefalici e diencefalici.

I principali effetti dell’agopuntura sono i seguenti:

–    vasomodulatore e trofico, che consente di regolare la circolazione sanguina nei diversi distretti corporei e di ristabilire un corretto trofismo tissutale

–    antinfiammatorio e di regolazione del sistema immune, utile per la risoluzione delle patologie flogistiche

–    antalgicoche si estrinseca a tre livelli: midollare, mesencefalico ed ipofisario, attraverso la secrezione di neuromediatori (dinorfine, enkefaline, catecolamine, endorfine)

–    decontratturante-antispasticoche provoca il rilasciamento della muscolatura somatica e viscerale, assai utile nella terapia di numerose patologie altiche (lombalgia acuta, coliche addominali, ecc.)

–    ansiolitico-antidepressivo, reso possibile dall’azione dell’agopuntura a livello del sistema limbico e della corteccia cerebrale e dalla regolazione secrezione documentata di numerosi neuromediatori (endorfine, serotonina, GABA, ecc) implicati nei processi mentali.

–    regolazione neuro-ormonale, che si estrinseca attraverso l’asse ipotalamo-ipofisario-gonadico ed altri meccanismi endocrinologici, il quale rende possibile il controllo dell’omeostasi.

 

La combinazione di tali effetti rende possibile la terapia di numerose patologie, algiche e non, agendo sui meccanismi eziopatogenetici della malattia e non solamente sulla sua componente algica, che si risolve unicamente in caso di guarigione.

5 Integrazione con la Medicina Occidentale

Come già avviene in Oriente da molti anni, è auspicabile una piena integrazione tra Agopuntura e Medicina Occidentale, dal momento che non esiste alcun ostacolo di carattere tecnico a questa eventualità.

I meccanismi di azione delle due metodiche, che interessano le funzioni organiche in modo diverso, fanno si che la loro associazione si traduca spesso in una sinergia, in cui l’agopuntura si sovrappone alle eventuali carenze delle terapie convenzionali e viceversa..

6 Aspetti economici

I costi per l’esecuzione di un trattamento di Agopuntura sono assai contenuti (1-2  € per l’acquisto di 10-20 aghi monouso) e lo strumentario ausiliario è assai ridotto, limitandosi solitamente ad un elettrostimolatore dal costo di 150-250 €. I costi dell’agopuntura sono pertanto assolutamente competitivi nei confronti di tutte le altre metodiche convenzionali e non convenzionali.

Ricordiamo inoltre che l’Agopuntura fin dall’antichità è stata impiegata su vasta scala come medicina preventiva, allo scopo di mantenere la salute e migliorare la qualità della vita: anche questa applicazione può essere forme di rilevante risparmio per il Servizio Sanitario.

È importante inoltre sottolineare che la terapia agopunturale presenta una totale assenza di costi determinati da malattie iatrogene e/o effetti collaterali.

7 Formazione

Attualmente in Italia la maggior parte delle Scuole di Agopuntura, Istituti privati promosse da Associazioni Mediche Scientifiche, aderisce alla FISA, Federazione Italiana delle società di Agopuntura e rilascia un unico diploma, l’Attestato Italiano di Agopuntura, al termine di un percorso formativo della durata di quattro anni. Il programma svolto all’interno delle 15 Scuole FISA prevede un totale di almeno 360 ore frontali di insegnamento teorico-pratico, esami annuali e la discussione di una Tesi di Abilitazione finale.

Corsi informativi, perlopiù a carattere monotematico, sono stati attivati anche da alcune Università italiane.

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