{"id":309,"date":"2012-01-20T01:06:03","date_gmt":"2012-01-19T23:06:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hattrazioni.com\/hattrazioni\/?page_id=309"},"modified":"2020-11-13T21:29:09","modified_gmt":"2020-11-13T20:29:09","slug":"santagata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ordinedeimedici.agrigento.it\/site\/area-comunicazione\/pagine-culturali\/santagata\/","title":{"rendered":"Sant&#8217;Agata"},"content":{"rendered":"<p><em>Ogni specialit\u00e0 medica ha \u00a0un suo Santo protettore. Spesso si tratta di martiri che, per la modalit\u00e0 della testimonianza (<\/em>martire<em>\u00a0in greco significa\u00a0<\/em>testimone<em>) resa, pu\u00f2, per analogia o traslato, venire collegato ad un organo, un apparato, una malattia, che a loro volta diventeranno competenza di una specialit\u00e0 medica o di un\u2019attivit\u00e0 multidisciplinare. Spesso la ricorrenza viene ricordata anche con il consumo di un cibo rituale, quasi sempre un dolce, che verr\u00e0 consumato assieme ai propri familiari o amici per riconfermare e rinsaldare le comuni radici culturali e religiose.<\/em><\/p>\n<div><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Curiosit\u00e0, aneddoti fanno talvolta da corollario alla biografia, spesso romanzata e\/o infarcita di riferimenti mitologici. In questa serie di articoli ci occuperemo di passare in rassegna i santi protettori pi\u00f9 famosi o quelli pi\u00f9 curiosi, soffermandoci sugli aspetti gastronomici, se presenti, e sull\u2019iconografia, che quasi sempre illustra, con scopi didattici ed educativi, gli episodi pi\u00f9 salienti della loro vicenda umana. Immagini che necessariamente sostituiscono la scrittura, per molti secoli patrimonio soltanto di una ristretta aristocrazia culturale.<\/em><\/div>\n<div><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ci sia consentito iniziare questo percorso partendo dai santi patroni siciliani o che comunque sono legati alla terra e alla devozione siciliane.<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div align=\"center\">SANT\u2019AGATA<\/div>\n<div align=\"center\"><\/div>\n<div>Tanti sono i misteri che circondano la Santuzza di Catania.<\/div>\n<div>La Piccola Santa, questo significa appunto Santuzza, era nativa di Catania (l\u2019antica Katan\u00e8, che secondo lo storico greco Plutarco, deriverebbe da\u00a0<em>katane<\/em>\u00a0-cio\u00e8\u00a0<em>grattugia\u00a0<\/em>&#8211; per le asperit\u00e0 del territorio lavico su cui sorge; secondo altre interpretazioni, il nome deriverebbe dall&#8217;apposizione del prefisso greco\u00a0<em>kat\u00e0-<\/em>\u00a0al nome del vulcano Etna, Aitn\u00e8, in modo che ne risulti &#8220;nei pressi dell\u2019Etna&#8221; o &#8220;ai piedi dell&#8217;Etna\u201d).<\/div>\n<div>Nata forse a Catania. Forse perch\u00e9, secondo altri, la santa sarebbe originaria di Palermo. Nata a Catania. Forse. Perch\u00e9, secondo altri, la santa sarebbe, invece, originaria di Palermo e, in effetti, lei \u00e8 una delle quattro sante protettrici della Citt\u00e0 Felicissima, caput regni et sedis regis della Sicilia (santa Rosalia verr\u00e0 dopo). La sua statua, assieme a quelle di santa\u00a0Cristina, santa Ninfa, sant&#8217;Oliva, nell&#8217;ordine superiore delle facciate della piazza, troneggia dall\u2019alto dei Quattro Canti di Citt\u00e0. I quattro cantoni, ai vertici dei quattro mandamenti in cui la citt\u00e0 era cos\u00ec suddivisa, presentano, in ordine di altezza, le quattro fontane in marmo di Carrara a rappresentare le stagioni, i quattro re, e in cima, appunto, le quattro sante. \u00c8 questo il centro nevralgico della citt\u00e0, all\u2019incrocio tra l\u2019antico decumano fenicio (il Cassaro &#8211; dal nome arabo\u00a0<em>al Qasr<\/em>\u00a0la fortificata -, l\u2019attuale via Vittorio Emanuele e il vecchio cardo romano, l\u2019attuale via Maqueda, leggasi Makeda), dove si amministrava la giustizia con impiccagioni, squartamenti, ecc. e che era anche il luogo deputato all\u2019ostentazione del lusso pi\u00f9 sfrenato da parte della nobilt\u00e0 isolana, solita muoversi su carrozze d\u2019oro, da cui spuntavano stalattiti e stalagmiti di putti, angeli, arme nobiliari ed altri orpelli barocchi, vere e proprie sfarzose cappelle sistine dipinte; forse dall\u2019abitudine di dipingere e superfetare queste carrozze deriver\u00e0 l\u2019uso di dipingere le storie dei paladini di Francia sui carretti siciliani.<\/div>\n<div>La querelle sui natali della Santuzza oggi sembra sopita, ma non \u00e8 del tutto spenta, rinfocolata com\u2019\u00e8 dall\u2019antica ruggine che continua a persistere tra le due citt\u00e0, cos\u00ec differenti, ma in fondo cos\u00ec simili.<\/div>\n<div>Anche sul significato del nome abbiamo qualche perplessit\u00e0. Per alcuni deriverebbe da agios (santo) e theos (dio), col significato dunque di \u201cDio santo\u201d \u00a0forse per assimilazione con la greca Agath\u00e9 Thea, la Bona Dea latina, adorata ad Enna come dea della fecondit\u00e0, ma forse, pi\u00f9 semplicemente, anche \u201csanta di Dio\u201d; per altri ancora l\u2019etimo deriverebbe da\u00a0<em>senza<\/em>\u00a0(l\u2019alfa privativa) geos,\u00a0<em>terra<\/em>, e theos,\u00a0<em>dio<\/em>, cio\u00e8 \u201cdea senza terra\u201d, nell\u2019accezione di santa non legata alle cose terrene.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Iacopo da Varagine (l\u2019odierna Varazze), nella sua\u00a0<em>Legenda aurea<\/em>, propende per quest\u2019ultima etimologia (a geos theos), in quanto fa dire alla Santa, in risposta alle minacce di Quintiano (o Quinziano), \u00abla mia mente poggia sulla viva roccia e ha le sue fondamenta in Cristo; le vostre parole sono vento, le vostre promesse pioggia, le vostre minacce fiumi: per quanto infieriscano le fondamenta non cedono, la mia casa non potr\u00e0 cadere\u00bb, rifacendosi evidentemente alla parabola della casa del giusto costruita sulla viva roccia, al contrario di quella costruita sulla sabbia dallo stolto (Matteo 7,24-27).<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Anche sulle modalit\u00e0 del martirio abbiamo pareri diversi: le vennero strappate entrambe le mammelle od una sola? Secondo Antonino Mongitore\u00a0(1663-1743), autore dell\u2019ineffabile\u00a0<em>La Sicilia<\/em><em>ricercata nelle cose pi\u00f9 memorabili<\/em>, le venne recisa una sola ghiandola mammaria, \u00abmuove il dubbio il padre Gaetano e ben crede, che una sola le fosse recisa, e una sola le ne fosse dal S. Apostolo restituita, come scrivono concordemente gli antichi Atti latini, come greci del suo martirio\u00bb e poi prosegue con una sfilza di dotte citazioni, la pi\u00f9 notevole sembra essere \u00abei mammilla abscinditur\u00bb tratta dal Breviario Romano, per concludere \u00abma o sia stata una, o amendue, fu eroica la costanza della Santa Amazzone\u00bb.<\/div>\n<div>Il Mongitore descrive poi l\u2019arrivo nel 1126 delle reliquie trafugate dalla citt\u00e0 di Catania dal generale bizantino Maniace, ben 86 anni prima, e riportate da Costantinopoli in Italia dapprima presso Taranto o Gallipoli. Narra che inavvertitamente cadesse a terra una mammella della santa e che fosse messa subito in bocca da una bambina. La santa allora apparve alla madre, \u00absi svegli\u00f2 la donna, e ritrov\u00f2 la figlia attaccata alla mammella della Santa, senza potersela distaccar dalla bocca\u00bb, dopo tanti vani tentativi, questa venne distaccata dalla bocca della bambina e \u00abin oggi si venera in Gallipoli\u00bb.\u00a0Anche alla messinese santa Flavia, sorella di san Placido, vennero strappate le mammelle \u00abma da un angelo le furon restituite\u00bb.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nomen omen, il Mongitore prosegue nel suo libro con la descrizione di numerosi altri prodigi, o comunque fatti mirabili, riguardanti questo apparato avvenuti sia a donne e sia a uomini, barbuti e non. Anche per Iacopo da Varagine, le venne torturata ed asportata una sola mammella. Il governatore romano di Catania, Quinziano, di lei invaghitosi ma sprezzantemente respinto, \u00absi infuri\u00f2 e le fece a lungo torcere una mammella, e poi gliela fece tagliare\u00bb. Sentiamo cosa fa dire alla santa martire, dopo cos\u00ec gratuita e barbara violenza: \u00abEmpio, crudele, spietato tiranno, non provi tu vergogna a straziar in una donna ci\u00f2 che tu stesso hai succhiato da tua madre? Le mammelle della mia anima sono intatte e da queste nutro tutti i miei sentimenti, che gi\u00e0 dalla mia infanzia ho consacrato a Dio\u00bb. I fatti narrati si svolgono sotto l\u2019impero di Decio, prefetto Quintiano, il quale dapprima la mand\u00f2 in un postribolo, dove conserv\u00f2 miracolosamente integra la sua virt\u00f9 (in questo ricorda la vicenda di sant\u2019Agnese), per poi farla incarcerare e, infine, sottoporla a prolungata tortura.<\/div>\n<div>Al suo nuovo rifiuto, legata a testa in gi\u00f9, le vennero, secondo alcuni, recisi entrambi i seni. Nella notte le apparve in carcere san Pietro che la san\u00f2. \u00a0In ogni caso, nell\u2019iconologia sacra, viene sempre rappresentata o con la palma del martirio, o con una tenaglia (in un quadro esposto nel museo degli Eremitari di Padova, con entrambi i segni) o con un vassoio con le due mammelle. Quest\u2019ultima immagine richiama la sua paredra santa Lucia, che al posto delle due ghiandole, presenta i bulbi oculari. Viene raffigurata anche con il corno del liocorno (simbolo della verginit\u00e0 conservata nonostante fosse stata inizialmente rinchiusa in un lupanare) o con una candela accesa in mano (per ricordare l\u2019Etna e il fuoco dei carboni ardenti su cui fu costretta a camminare). Molti pittori l\u2019hanno ritratta nell\u2019atto del martirio; il pi\u00f9 famoso quadro, e forse anche il pi\u00f9 truculento, \u00e8 quello di Sebastiano del Piombo (1485-1547).<\/div>\n<div>Lucia richiama il precoce culto alla santa etnea, in quanto si rec\u00f2 presso la sua tomba, in compagnia della madre che soffriva di gravi emorragie uterine per chiederne alla martire la guarigione. Si narra che Lucia, caduta per la stanchezza (la strada da Siracusa venne percorsa a piedi in segno di devozione) in un profondo sonno, venisse redarguita da sant\u2019Agata con un \u00abVieni da me a chiedere quello che tu stessa puoi dare a tua madre?\u00bb. Svegliatasi trov\u00f2 la madre completamente guarita. Questo miracolo ricorda quello analogo descritto nei vangeli di Marco \u00a0(5,26)\u00a0e Luca (8,43-48). Non sappiamo se questo fatto sia attendibile o meno, ma sicuramente sta a significare che il culto delle due sante ebbe fin da subito uno stretto legame affettivo, da parte dei cristiani di queste due importanti citt\u00e0 della Sicilia orientale, stabilendo una specie di \u201cgemellaggio\u201d cultuale ante litteram.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Altro aspetto non trascurabile sta nel fatto che, per traslato, le mammelle hanno assunto una valenza simbolica per tutti gli organi legati alla fecondit\u00e0 femminile. Ancora oggi, per una forma di pudore, gli ex voto, riguardanti la guarigione di malattie ginecologiche, assumono la forma dell\u2019addome o quella, metonimica, della mammella. Sant\u2019Agata protettrice della donna, dunque, nella sua interezza, in quanto quest\u2019organo rappresenta la femminilit\u00e0 in toto, dato che la sessualit\u00e0 viene percepita come funzionale alla maternit\u00e0 e la mammella (come afferma anche la Santuzza a Quinziano) rappresenta soprattutto una forma di prolungamento della gestazione extracorporea.<\/div>\n<div>\u00a0Sant\u2019Agata diviene cos\u00ec la naturale ed ovvia protettrice delle balie, delle nutrici, degli infermieri ed \u00e8 invocata contro le malattie delle mammelle (mancanza di latte soprattutto) e, per traslato, contro tutte le malattie dell\u2019apparato genitale femminile (come abbiamo visto con la madre di santa Lucia) e contro la sterilit\u00e0 (Dea Bona?) e, paradossalmente, anche dei fonditori di campane (per il loro aspetto, le campane richiamano la forma delle mammelle e\/o per la colata del bronzo che ricorda le eruzioni dell\u2019Etna).<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Viene festeggiata a Catania in due occasioni il 5 febbraio, con un ciclo di festeggiamenti che durano quasi un\u2019intera settimana e il 17 agosto, ricorrenza del ritorno in citt\u00e0 delle sue reliquie che erano state trafugate,come gi\u00e0 sappiamo, dai bizantini.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si \u00e8 molto discusso di questi festeggiamenti, dei riti e della tipica casacca indossata dai portatori del fercolo della santa. Il grecista Emanuele Ciaceri (1905) ha intravisto in questi festeggiamenti, sopravvivenze di moduli isiaci (la\u00a0<em>scesa<\/em>\u00a0alla marina &#8211; il corteo con la santa che veniva portata in riva al mare &#8211; richiamerebbe il\u00a0<em>navigum<\/em>, descritto da Apuleio nell\u2019<em>Asino d\u2019oro<\/em>).<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un\u2019usanza particolare, che ricorda un costume diffuso durante i festeggiamenti di Demetra, \u00e8 quello delle\u00a0<em>ntuppateddi<\/em>, dal nome delle chiocciole estive racchiuse da un opercolo protettivo. Le donne, in un periodo in cui non era ancora loro permesso di uscire specie la notte da sole, col volto velato (<em>ntuppate<\/em>, appunto) andavano in giro per la citt\u00e0, accettando dolci e regali dagli occasionali corteggiatori. Una volta degenerata l\u2019usanza, nell\u2019Ottocento venne abolita. Ma, a complicare le cose, i tuppateddi, le chiocciole chiuse dall\u2019opercolo, \u00a0vengono consumate &#8211; saltate in padella con\u00a0aglio e prezzemolo &#8211; durante il festino di santa Rosalia e nessun palermitano\u00a0oserebbe mai di far peccato d\u2019omissione\u2026<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Come per tutte le buone tradizioni festaiole siciliane, non si pu\u00f2 trascurare di parlare dei cibi rituali legati alla Santa: dai pani a forma di mammelle (a Castelvetrano, TP), le\u00a0<em>minne<\/em>\u00a0di santAgata, alle\u00a0piccole cassate fatte con pan di Spagna imbevuto di rosolio con ripieno di ricotta in cui sono mescolati piccoli frammenti di cioccolato amaro e canditi, ricoperte dalla glassa bianca e a mo\u2019 di capezzolo una bella amarena o una ciliegia candita (insomma la classica cassata siciliana, di origine araba, in miniatura). Anche questo dolce prende il nome di minne di sant\u2019Agata o anche del vezzeggiativo\u00a0<em>minnuzzi ri sant\u2019\u00c0jita<\/em>. Questo stesso dolce viene prodotto e venduto dalle suore di clausura di tutti i conventi siciliani, ma col generico nome di\u00a0<em>minne delle vergini<\/em>. \u00ab<em>Di queste don Fabrizio si fece dare, e tenendole sul piatto, sembrava una profana caricatura di sant\u2019Agata, esibente i propri seni recisi. Come mai il Sant\u2019Uffizio, quando lo poteva, non pens\u00f2 a proibire questi dolci? I trionfi della gola (la gola, peccato mortale!) le mammelle di sant\u2019Agata vendute dai monasteri, divorate dai festaioli. Mah!<\/em>\u00bb. Parola del principe di Salina, il protagonista de\u00a0<em>Il Gattopardo<\/em>, di cui proprio quest\u2019anno si celebra il cinquantenario della pubblicazione.<\/div>\n<div>Altro dolce caratteristico sono le cosiddette\u00a0<em>olivette di sant\u2019Agata<\/em>, piccole olive di pasta reale (mandorle sgusciate e macinate e impastate con lo zucchero). Quest\u2019ultimo dolce viene preparato perch\u00e9 sembra che la santa trovasse riparo dai soldati sguinzagliati da Quintiano sotto un albero di ulivo, spuntato all\u2019improvviso per lei.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il culto di sant\u2019Agata \u00e8 diffuso in tutto il mondo e molte sono le citt\u00e0 che ospitano chiese a lei dedicate e che la ricordano con feste e processioni. Culti non necessariamente mantenuti vivi da oriundi catanesi. Spero che i Colleghi ginecologi, oncologi, chirurghi, ecc. l\u2019adottino come loro protettrice: chiss\u00e0, da lass\u00f9 prover\u00e0 a dare conforto a quanti a lei si rivolgono con fiducia e speranza e questo gi\u00e0 aiuta il potere di guarigione che sta racchiuso in ciascuno di noi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div align=\"right\">Antonio Patti<\/div>\n<div align=\"right\"><\/div>\n<div align=\"right\"><\/div>\n<div>\n<div align=\"center\">Giuseppina Torregrossa,\u00a0<em>Il conto delle minne<\/em>, Mondadori, Milano 2009 pp. 318 \u20ac 18,50<\/div>\n<div>Nonna Agata, di origini etnee, insegna alla nipote Agatina, futura ginecologa, cresciuta invece a Palermo, il segreto della preparazione delle famose cassatine conosciute come\u00a0<em>Minne di sant\u2019Agata.<\/em>\u00a0Nel passarle il dolce testimone le impartisce l\u2019insegnamento pi\u00f9 importante: quello di come affrontare la vita.<\/div>\n<div>\u00a0Un romanzo di formazione tra le soavit\u00e0 della lingua italiana e lo speziato della koin\u00e8 che \u00e8 la parlata siciliana, tra il dolceamaro della vita e il vellutato delle illusioni infantili con l\u2019acre retrogusto della vita adulta, tra il delicato sapore dell\u2019ironia e quello pi\u00f9 pungente del sarcasmo. Una vicenda vista con gli occhi di una donna che guarda disincantata dapprima il mondo degli adulti e poi quello degli uomini, in una Sicilia che, tra mille contraddizioni, stenta a trasformarsi davvero, avendo per sfondo il sacco di Palermo.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tra le numerose amarezze, tra i tanti sacrifici e molti sorrisi, spesso ipocriti, spiccano soltanto loro: le minne delle vergini con la loro glassa e il loro prorompente capezzolo di marasca candita; dalla \u00ab<em>consistenza soffice ed elastica, da poterci affondare le dita come in una minna sfiacitusa<\/em>\u00bb: \u00ab<em>Appena le addentavo la crema di ricotta, zucchero e cioccolato riempiva ogni angolo della mia bocca, la sentivo spalmarsi sul palato; chiudevo gli occhi e il piacere si spandeva per tutto il corpo di bambina e si mischiava a una sensazione di protezione e fiducia, perch\u00e9 secondo le convinzioni della nonna la cassatella mi avrebbe tenuto lontana dalle malattie e, nel caso pi\u00f9 sfortunato, mi avrebbe fatta certamente guarire.<\/em>\u00bb<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il potere di guarigione affidato ad un ex voto voluttuoso, da assaporare con profonda venerazione. Come aveva ragione il principe Salina!<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni specialit\u00e0 medica ha \u00a0un suo Santo protettore. Spesso si tratta di martiri che, per la modalit\u00e0 della testimonianza (martire\u00a0in greco significa\u00a0testimone) resa, pu\u00f2, per analogia o traslato, venire collegato ad un organo, un apparato, una malattia, che a loro volta diventeranno competenza di una specialit\u00e0 medica o di un\u2019attivit\u00e0 multidisciplinare. 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